Claudia – non dimenticare
Raccontare, si dice così. Raccontare per non dimenticare.
Ancora oggi a distanza di due anni dalla mia sospensione dal lavoro, causa il mio rifiuto di adempiere all’obbligo vaccinale covid 19, si scatena il ricordo delle emozioni di allora. Rabbia, tristezza, sconforto, amarezza, delusione e preoccupazione. Ma non per una malattia che non avrei potuto affrontare, senza cedere al ricatto, ma il dubbio di non essere in grado di sostenere la mia famiglia intera. Non solo economicamente, ma anche con la giusta energia e forza con la quale ho affrontato ogni difficoltà che ha coinvolto ognuno di noi.
Ho fatto una scelta importante e ben ponderata, una scelta di vita per la vita.
Qualcuno si stava permettendo di togliermi il lavoro che mi ero guadagnata e meritata. La mia scuola di vita, i sacrifici fatti per averlo, l’impegno per migliorarmi, per mantenere viva la passione e la serietà nello svolgerlo, sempre nel rispetto dei miei piccoli pazienti. Tutto svanito in un soffio.
Da professionista stimata a delinquente conclamata. Segnalata in Procura della Repubblica. Alle mie figlie ho dovuto spiegare che avevano la mamma delinquente e la loro risposta è stata: “Dai mamma, non scherzare”.
Chiunque abbia sviluppato negli anni un senso logico non poteva certamente comprenderlo. Certo non ero la delinquente che si racconta nella cronaca nera degli articoli di giornale o si vede nei film. Ma ero comunque da perseguire nel modo peggiore: isolandomi, non permettendo di mantenermi economicamente, impedendomi di entrare nei locali pubblici, di salire sui mezzi pubblici o accedere agli ospedali, se non con il green pass che non avrei mostrato neppure se lo avessi avuto.
Persino mia figlia, in completo benessere nonostante gran parte dei compagni di scuola fossero malati, viene cacciata da scuola insieme ad una sua compagna con tanto di nota sul registro elettronico che diceva: “non in possesso della documentazione richiesta”. Quindi senza green pass. Tornata a casa, in modo molto fiero mi ha detto: “Non voglio perdere tempo. Mi devo collegare subito”. E così ha ripreso facendo lezione on line per altre due settimane. In completo benessere. Mentre i suoi compagni si ammalavano tutti. Da sola, dietro uno schermo, ma mai abbandonata dalle sue amiche e dalla sua famiglia.
A questo punto invece chi si è ricordato di me durante i 14 mesi della sospensione lavorativa? Mi riferisco alle persone con cui ho lavorato, alcuni anche per 20 anni. Nessuno. Medici, infermieri, personale di supporto, dietiste. Nessuno, mai una telefonata o un messaggio di saluto. Eppure non ero morta ma così pareva. Del resto solo con i morti non si può parlare. Due timide telefonate le ho ricevute verso il termine del periodo di isolamento e ne ho apprezzato il gesto.
Ma il mio rientro è stato freddo e distaccato per parecchio tempo. Sguardi, mezze parole, nessuno in grado di affrontare l’argomento, ora sono tutti più rilassati, è passato qualche mese. Rimango convinta che se dovesse succedere nuovamente, si comporterebbero ancora tutti nello stesso modo. Di cosa hanno avuto paura? Da chi e da cosa si sono lasciati manovrare?
Chissà se qualcuno di loro si è mai domandato come fosse possibile non considerare più una persona con cui ha lavorato per 20 anni e che gli è stata accanto sempre con rispetto.
In famiglia sono stata supportata da tutti. Non riesco ad immaginarmi se avessi dovuto affrontare anche l’ostacolo di un famigliare contrario alla mia scelta. Tutti significa proprio tutti: suoceri, cognato, genitori, marito, figlie. Eravamo in 9 a festeggiare la fine del 2022, in teoria avrebbero voluto non pranzassimo mai insieme. Eravamo troppi, 3 tamponi estorti durante visite ospedaliere, nessun vaccinato contro il covid, di cui 5 multati. Si perché oltre i 50 anni senza non si può stare in pace, quindi arriva anche la multa. La cosa ancora più sorprendente è che per ottenere questi risultati non abbiamo mai dovuto convincere nessuno a resistere, neppure gli anziani o i ragazzi. Nonostante le decine di ore passate davanti alla TV a seguire programmi immondizia e propaganda vaccinale ascoltando elogi a chi obbediva alle richieste e insulti e calunnie verso chi era inadempiente. Ormai facevamo parte della categoria no vax.
Si perché siamo soliti a etichettare le persone come il bestiame. Ognuno di noi fa parte di una categoria.
Visto che non ho potuto per legge esercitare alcun tipo di lavoro, ho cominciato a chiudere i rubinetti del mio borsellino. Mi sono reinventata. Sono stata barbiere, parrucchiera, cuoca, sarta, casalinga e finalmente mamma e moglie a tempo pieno. Ho potuto vedere le mie figlie svegliarsi ogni giorno e accompagnarle a scuola o andarle a prendere, prendermi cura di loro senza dover mendicare ore o giorni di permesso al lavoro. Ho letto, studiato, seguito corsi on line che mi hanno permesso di ampliare e approfondire molti aspetti della mia professione che avevo accantonato perché troppo impegnata. Si, perché avrebbero voluto farmi smettere, ma avrei sicuramente ricominciato e migliorare ancora di più se fosse possibile diventarlo. Perché nonostante tutto oggi sono una persona migliore del 15 settembre 2021.
Io non ho rimpianti, lo rifarei. Ma gli altri che oggi mi incontrano sapendo cosa mi hanno fatto e mi sorridono o mi cercano, come stanno?
Ringrazio la mia famiglia, il sorriso delle mie figlie, la testardaggine di mio marito, la saggezza dei miei genitori e dei miei suoceri, le persone che ho conosciuto nella mia stessa situazione per il sostegno reciproco. Ringrazio i miei amici di sempre, una in particolare con la quale ho condiviso ogni giorno della mia sospensione con l’affetto di una sorella e il sostegno unico che ci accompagna da quando ci siamo conosciute sul lavoro.
Claudia